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    Dalmazia

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati del termine, vedi Dalmatia.

    La Dalmazia (in croato Dalmacija, in latino Dalmatia, in serbo Далмација) è una regione storico-geografica sulla costa orientale del Mar Adriatico, che si estende dalle isole quarnerine a nord-ovest al fiume Boiana, attuale confine tra Montenegro e Albania, a sud-est. La Dalmazia interna (Zagora) si estende fino a 50 km verso l'interno nella parte centrale, e per solo pochi chilometri nella parte meridionale e settentrionale. Attualmente la Dalmazia è divisa tra Croazia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina.

    Mappa dell'Adriatico con la costa dalmata.


    Indice

    [modifica] Geografia

    Attualmente la Dalmazia è divisa fra tre nazioni, la Croazia, il Montenegro e, per un breve tratto, la Bosnia. In Croazia esiste una regione amministrativa che ne riprende il nome, divisa in quattro contee, i cui capoluoghi sono Zara (Zadar), Sebenico (Šibenik), Spalato (Split) e Ragusa (Dubrovnik). Ricadono nella Dalmazia geografica anche parte delle contee croate di Segna e di Fiume (ovvero le rispettive isole e lo stretto tratto di costa che corre ai piedi delle Alpi Dinariche, a partire dalla linea Fiume-passo di Vrata o Porta Liburnica). Nel Montenegro la Dalmazia comprende le città di Castelnuovo di Cattaro, Teodo, Cattaro, Budua, Antivari, Dulcigno e parte della municipalità di Cettigne, senza però che a questo territorio corrisponda anche una regione amministrativa.

    L'isola di Lesina.

    [modifica] Orografia ed Idrografia

    Le principali isole dalmate, escludendo le isole quarnerine, sono: Pago (Pag), Isola Lunga (Dugi Otok), Ugliano (Ugljan), Pasmano (Pašman), Incoronate (Kornati), Brazza (Brač), Lesina (Hvar), Curzola (Korčula), Lissa (Vis), Lagosta (Lastovo) e Meleda (Mljet). Le più grandi montagne della Dalmazia sono le Alpi Dinariche (Dinara), il Monsaureo (Mosor), il Monte Capraro (Kozjak) e i Monti Albi (Biokovo). I fiumi più lunghi sono: Zermagna (Zrmanja), Cherca (Krka), Cetina e Narenta (Neretva).

    Il fertile delta della Narenta.

    [modifica] Natura

    A causa del modo in cui scorrono le correnti marine e a come i venti soffiano sull'Adriatico, l'acqua di mare è molto più limpida e calda che sulla costa italiana. Questo, assieme all'immenso numero di cale, isole e canali, rende la Dalmazia particolarmente attraente per le regate ed il turismo nautico in generale. Inoltre esiste un discreto numero di porti turistici. La Dalmazia è anche protetta da diversi parchi nazionali che sono attrazioni turistiche: Paklenica, l'arcipelago delle Incoronate (Kornati), le rapide del fiume Cherca (Nacionalni park Krka) e l'isola di Meleda (Mljet).

    [modifica] Storia

    Per approfondire, vedi la voce Storia della Dalmazia.
    Resti romani a Salona (Salonae).

    [modifica] Protostoria

    Si suppone che al momento della prima invasione indoeuropea dell'Europa, l'area adriatica, e quindi anche la Dalmazia, fu occupata da un gruppo di popolazioni affini fra loro, i Liburni, i Giapidi o Japudes e gl'Istri, nell'area orientale, i Piceni, gli Apuli o Japigi nell'area occidentale, sulla penisola italiana.[1] L'area della Dalmazia odierna probabilmente era occupata da tribù di pastori, dediti occasionalmente anche alla pesca e alla pirateria, i Dalmati (Dalmatae) o Delmati. Tale area si congiungeva, nella sua parte più settentrionale, in prossimità del golfo del Quarnero, con quella occupata dai popoli che diedero vita alla cultura dei castellieri. Il centro urbano principale dei dalmati era Delminium, oggi probabilmente in Erzegovina (Duvno), e forse perché originari di questa città già dal 170 a.C. presero il nome con cui sono noti ancora oggi. Probabilmente delminium è un termine di origine albanese che significa pascolo. Già dal 153 a.C i Dalmati erano uniti in una lega e nemici del popolo romano. Publio Cornelio Scipione Nasica li sconfisse per la prima volta e distrusse Delminio. Alcuni storici ricordano anche incursioni celtiche nella costa dalmata, che raggiunsero Salona, arginate poi dai romani.

    [modifica] Età romana

    L'area della Dalmazia era tradizionalmente compresa in un vasto territorio corrispondente grossomodo alla Ex-Jugoslavia definito Illiria. Già dal III secolo a.C. Roma inviò ambasciate e spedizioni militari in quest'area per contrastare la pirateria e per favorire i commerci dei cittadini nell'area balcanica.

    La Dalmazia attorno al XI secolo.

    Nel 169 a.C. i Giapidi e i Liburni del Quarnero, popoli all'epoca dediti alla pirateria che ostacolavano i commerci fra l'Epiro e l'area padano-veneta, furono sconfitti dal console Gaio Cassio Longino: la loro sottomissione definitiva avvenne però solo quaranta anni più tardi, nel 129 a.C.. Il dominio romano nell'area fu molto instabile, non furono costituiti municipia, salvo che Salonae (155 a.C.), Narona ed Epidaurum (167 a.C.) nel Regnum Illyricum, e le popolazioni locali erano sempre pronte a ribellarsi, tanto che la conquista effettiva avvenne solo nel 118 a.C ad opera di Lucio Cecilio Metello, che respinse un'invasione dei Celti nell'area, e quindi nel 33 a.C. con la nascita della provincia romana di Dalmatia.

    [modifica] Cristianesimo e Venezia

    La Porta Terrafermana di Zara, con il leone veneziano.

    Il cristianesimo si affermò sulla costa dalmata già nel I secolo, ma penetrò nell'entroterra della provincia di Dalmazia molto lentamente, con un notevole ritardo rispetto ad altri territori romani. Sebbene la più antica sede episcopale risalga al 65 secondo la tradizione, Salona, di cui fu vescovo il discepolo di Pietro Tito, le prime diocesi territoriali risalgono al IV secolo e sono quella di Zara (381), Traù, Macaria, Curzola ed Epidaurus. Fu occupata dagli Ostrogoti nel 402 e fu parte con la penisola italiana del regno di Teodorico. Settant'anni più tardi fu riannessa all'Impero romano da Giulio Nepote, divenendo poi un thema bizantino («Thema Dalmatia»), formalmente fino al 600 ca. L'entroterra subì poi l'invasione dei Longobardi e degli Avari e degli Ungari, che spinsero gli slavi fino alla costa dalmata (dal VIII secolo Nona, Bijaći e Knin furono le capitale della Croazia Bianca[2]); tra la Drava e il mar Adriatico sorse poi il primo stato croato sotto il regno di Tomislao I. Fino al 1000 l'area fu devastata da guerre e anarchia, da un lato con la popolazione greco-latina che cercava di resistere alle invasioni barbariche rifugiandosi sulle isole e in piccole città stato, legate dapprima all'Impero Bizantino e quindi alla Repubblica di Venezia e Ragusa, dall'altro con i nuovi regni che si andavano formando nell'entroterra: Serbia e Ungheria-Croazia. Venezia, dapprima nemica di alcune città come Ragusa e Cattaro, dominò incontrastata poi su buona parte della Dalmazia dal 1000 al 1797 col consenso della popolazione locale (nel maggio del 1000 Pietro II Orseolo fu nominato dux Veneticorum et Dalmaticorum), dando alla costa adriatica orientale la forte impronta culturale italiana nel Rinascimento e nell'età barocca, assimilando molti slavi. Le invasioni turche nella penisola balcanica spinsero molti serbi a cercare rifugio in Dalmazia, se già nella seconda metà del Seicento l'etnia serbo-croata si impose nella maggior parte dei territori dalmati, la cultura italiana rimase quella dominante per altri due secoli.

    [modifica] Età moderna e contemporanea

    Nel 1797 lo stato di Venezia che aveva dominato per oltre due secoli la costa adriatica orientale fu occupato dalle truppe di Napoleone. Anche la Dalmazia rientrò nei piani annessionistici napoleonici; dopo un breve periodo in cui le città veneziane dalmate furono annesse all'Austria, a seguito del trattato di Campoformio, esse finirono sotto il controllo francese che vi istituì il governo delle Province illiriche, con l'Istria e parte della Slovenia, di cui fu capitale Lubiana.

    La Dalmazia nel XX secolo tra Regno d'Italia (in viola) e Governatorato di Dalmazia (in giallo).

    Con la restaurazione il governo illirico fu affidato all'Impero austro-ungarico, nel 1815, che per un breve periodo costituì il Regno di Illiria, e poi definitiviamente il Regno di Dalmazia, con capitale Zara. Nel 1816, all'indomani della restaurazione asburgica, la comunità italiana rappresentava solo la quinta parte della popolazione totale della regione[3]. Nella prima metà dell'Ottocento, cominciò a diffondersi in Dalmazia il movimento illirico, sostenuto dalla maggioranza croata e guidato da un rappresentante di tale gruppo etnico, Ljudevit Gaj. Questo movimento aveva come scopo la creazione di un'unica cultura e coscienza politica degli Slavi del sud. L'etnia maggioritaria della Dalmazia sembrava così essere in quel periodo quella slava, ma non sono ben chiare a quante unità ammontasse la popolazione di cultura italiana. Dopo la prima guerra mondiale, in base al Patto di Londra l'Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale, incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. Si oppose a questo provvedimento Woodrow Wilson, e la Dalmazia venne annessa al neocostituito Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, con l'eccezione di Zara (a maggioranza italiana) e dell'isola di Lagosta, che con altre isole (Cherso e Lussino) che divennero italiane. La Dalmazia faceva parte della Banovina del Litorale con parte dell'Erzegovina.

    Con l'avvento dei fascismi, sia italiano che croato, e della Seconda guerra mondiale l'area fu occupata dallo stato italiano che vi istituì il governatorato della Dalmazia e dalla Croazia fascista (Ragusa e Morlacchia), finché con la fine del conflitto e la sconfitta della Germania nazista, tutta la costa adriatica orientale finì sotto la nuova nazione comunista della Jugoslavia federale, che amministrò l'area fino alla dissoluzione dello stato, nel 1991: la Dalmazia fu annessa al territorio croato ed in parte alla Serbia-Montenegro (Cattaro).

    Divisioni etniche della Dalmazia in base alle religioni professate.

    [modifica] Etnografia

    La costa adriatica orientale è stempre stata caratterizzata, come buona parte della penisola balcanica, dalla convivenza di diversi gruppi etnici, spesso pacifica, molto più spesso degenerata in conflitti e guerre, specialmente nell'epoca dei nazionalismi. Le popolazioni storiche che si stanziarono nella costa adriatica sono quella latina, da cui discendono gli oriundi dalmati (Ragusa, Veglia) e morlacchi, quella slava, da cui discendono serbi, croati e bosniaci, e quella italiana, prevalentemente zaratini o funzionari cittadini (Traù, Tenin, Spalato, Quarnaro) assimilati dalla cultura veneziana. Le etnie originarie neolatine furono soppiantate da croati e italiani già a partire dal X secolo, di cui rimasero poche tracce fino al XIX secolo. Nel 1941 sotto il Governatorato di Dalmazia, celebrato dagli irredentisti italiani come la Redenzione delle terre italiane nell'Adriatico orientale, i contrasti fra il gruppo etnico italiano e quelli slavi, si acuirono anche a causa del clima di terrore instaurato in Dalmazia dal generale Mario Roatta, comandante delle truppe del regio esercito presenti sul territorio. Anche i rapporti fra croati e serbi si deteriorarono bruscamente in quegli anni a seguito degli eccidi perpetrati contro quest'ultima etnia dagli Ustascia croati. Dopo la seconda guerra mondiale, tutta la Dalmazia, compresa Zara, fu annessa alla nuova Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia: da allora a seguito di un vasto esodo di italiani, tra il 1943 al 1955, la componente etnica serbo-croata è diventata sia territorialmente che culturalmente egemone.

    Dialetti della lingua serbocroata.

    [modifica] Comunità serbo-croata

    Alla seconda metà del VII secolo risale la prima colonizzazione slava dell'area dalmatica, che portò a stanziarsi fra la Drava e il mar Adriatico i Serbocroati. Da allora l'etnia fu maggioritaria in molte zone della Dalmazia (soprattutto nell'entroterra) e assimilò anche nel corso degli anni parte delle popolazioni neo-latine come i morlacchi e i dalmati ragusei, molti dei quali furono invece costretti al nomadismo. La popolazione serbo-croata si distinse in seguito in base alla religione: gli slavi del nord erano soggetti all'influenza politica carolingia e aderirono al cristianesimo romano, ottenendo la speciale concessione di celebrare la liturgia in glagolitico, privilegio abolito poi da Innocenzo IV, inizialmente per contrastare le popolazioni ungheresi ancora dedite ai culti pagani. Il sud rimase invece legato alla tradizione bizantina, che distinse i serbi (ortodossi) da croati e schiavoni (cattolici). I Croati oggi occupano tutta l'area costiera, mentre nella zona interna della Dalmazia, detta Krajina, vivono ancora delle comunità serbe, nonostante le sanguinose battaglie verificatesi alla nascita dello stato croato contro la Repubblica Serba di Krajina.

    [modifica] Lingue e dialetti

    L'area della Dalmazia è caratterizzata prevalentemente da due dialetti slavi, considerati parte della lingua serbo-croata, il dialetto «čakavo» e il dialetto «štokavo»; il primo più vicino al croato propiamente detto, caratterizzato da forti influssi veneti e tedeschi, mentre il secondo è affine al serbo letterario.

    Nella storia della letteratura il čakavo è la prima lingua letteraria dei croati, diffusa in Dalmazia prevalentemente dell'area insulare. Nella sua forma antica, che tuttavia si è in buona parte tramandata, sono stati scritti alcuni dei testi storici della letteratura croata, prima fra tutti la Judita di Marulić. Lo štokavo, nelle sue varianti, è la lingua slava più parlata in Dalmazia (entroterra), e viene generalmente diviso in gruppi in base alla pronuncia della antica vocale "jat", che a seconda dei casi si è trasformata in "i" ikavo (Bosnia), "e" (ekavo), "ije" (ijekavo) (Croazia).

    Lingue romanze nei Balcani nel XIV sec.[4]

    [modifica] Comunità italiana

    Per approfondire, vedi la voce Dalmati Italiani.

    Attualmente in Dalmazia vi sono comunità italiane di modestissima entità numerica, ultima testimonianza di una presenza che discende direttamente dalle popolazioni di lingua romanza sopravvissute alle invasioni slave. La comunità italiana agli inizi del XIX secolo era ancora consistente ed era maggioritaria in alcuni dei maggiori centri urbani costieri e su alcune isole. Con l'affermarsi del concetto di nazionalismo romantico e il risveglio delle coscienze nazionali, cominciò la lotta fra gli italiani e gli slavi per il dominio sulla Dalmazia. Con il risorgimento italiano il governo austriaco in Dalmazia cercò di contrastare la presenza degli Italiani nelle province, la cui entità numerica andò progressivamente diminuendo nel corso degli anni.

    Secondo i censimenti dell'Impero Austroungarico, la lingua italiana in Dalmazia era parlata nelle seguenti percentuali[5]:

    Anno Numero Percentuale
    1845 19.7%
    1865 55.020 12,5%
    1869 44.880 10,8%
    1880 27.305 5,8%
    1890 16.000 3,1%
    1900 15.279 2,6%
    1910 18.028 2,7%

    Oggi in Dalmazia è in corso il risveglio dell'identità degli ultimi italiani, che hanno costituito delle Comunità degli Italiani [6] a Cherso, Lussinpiccolo, Veglia, Zara, Spalato, Lesina e Cattaro.

    [modifica] Lingue e dialetti

    Il dialetto parlato dagli italiani di Dalmazia era un dialetto della lingua veneta, considerato parte dei galloitalici, che non aveva nulla a che fare con le lingue originarie latine della Dalmazia, di tipo romanzo orientale o italoromanzo. Per molti anni nell'area dalmata, almeno fino al XVII secolo si è parlata la lingua franca del Mediterraneo, un dialetto italiano di uso commerciale pieno di prestiti linguistici dalle lingue del mediterraneo. L'italiano fu la lingua ufficiale della Repubblica di Ragusa da quando subentrò al latino nel 1492 fino alla fine della Repubblica nel 1808. Gradualmente il croato prese piede anche nella città di Ragusa per l'immigrazione di elementi slavi, mentre l'italiano rimase la lingua dell'aristocrazia ragusea.

    La Morlacchia in una antica carta geografica.

    [modifica] Gli altri gruppi romanzi

    Per approfondire, vedi le voci Lingua dalmatica e Lingua morlacca.

    Nel XVII secolo la lingua dalmatica, un'antica lingua neolatina, si estinse, in parte per la massiccia affluenza nella zona di elementi slavi.

    Alla nascita della nazione italiana le altre etnie neolatine della zona erano quasi del tutto estinte o assimilate dalla cultura veneta e slava:

    [modifica] Dalmati famosi

    [modifica] Voci correlate

    [modifica] Note

    1. ^ Si notino le affinita semantiche tra -pikeni, ja-pudes, ja-pigi, a-pulji, li-burni.
    2. ^ Bijela Hrvatska nel XI secolo
    3. ^ Cfr. il Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 729), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970
    4. ^ Koryakov Y.B. Atlas of Romance languages. Moscow, 2001
    5. ^ Š.Peričić, O broju Talijana/talijanaša u Dalmaciji XIX. stoljeća, in Radovi Zavoda za povijesne znanosti HAZU u Zadru, n. 45/2003, p. 342
    6. ^ Comunità degli Italiani in Croazia

    [modifica] Altri progetti

    [modifica] Bibliografia

    • Mayer E., La costituzione municipale dalmato-istriana nel Medioevo e le sue basi romane, in «Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria», XII, 1906, pp. 346-462.
    • Sestan E., La conquista veneziana della Dalmazia, in «La Venezia del Mille», Firenze, 1965, pp. 85-116.
    • «Italia e Croazia», Regia Accademia d'Italia, Roma 1942, pp. 313-376.
    • Ferluga J., L'amministrazione bizantina in Dalmazia, Deputazione di storia patria per le Venezie, Venezia 1978, II ed.

    [modifica] Collegamenti esterni



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